• CONSIDERAZIONI D’AUTORE

Postfazione al libro “Addio alla QZERTY”

Dietro un titolo dal sapore vagamente hemingwayano, si nasconde il seguito ideale di quel “Dietwald e gli altri” (2012) che è stato il mio esordio editoriale.

Torna il tema della crisi creativa e dello spaesamento dell’Uomo/Creatore, messo nero su bianco recupe­rando la forma del Racconto Fantastico (mai sopita passione) alla quale ho voluto dare nuova fisionomia inserendo storie sle­gate tra loro all’interno di un “fil rouge” più articolato, ambien­tato apparentemente ai giorni nostri, costruito apparentemente come una storia di amori (per il padre e per la donna, per l’og­getto-simbolo e per il significato dei segni, per la scrittura e per la mera speculazione intellettuale), narrato apparentemente come un’autobiografia e con il consueto (più libertario che libero) utilizzo di parole e punteggiatura, senza tralasciare – in alcuni casi – il divertimento di creare neologismi.

Storie, talvolta, anche dure, sulle quali si adagiano veli nebbiosi di realtà ad offuscare – naturalmente senza cancellarli – i colori della pura fantasia. Come in “Walterebasta”, sui drammi dell’infanzia, o in “Attenti al treno!”, sulla tragedia del femminicidio. O, ancora, in “Totenkopf”, nella quale metto a nudo una delle mie personali e più angoscianti fobie.

In un’altra occasione (“eCard, maledetta eCard”) ho voluto cimentarmi invece nella narrazione di un fatto reale – una di quelle realtà che superano la fantasia – pur concedendomi alcune “licenze” per rendere più appetibile e fluida la dinamica del racconto.

Storie altalenanti tra la fiaba e il gotico, tra il fantasy ed il grottesco, tra il nonsense e l’horror, scritte cercando di seguire gli insegnamenti dei miei soliti – inconsapevoli – “maestri” (da Edgard Allan Poe a Italo Calvino, dai fratelli Grimm a Tiziano Sclavi, da Howard Philips Lovecraft a Dino Buzzati, fino a Joe R. Lansdale) che non posso fare a meno di ringraziare ancora, e ancora…

Come già in “Dietwald” torna la trasposizione in prosa di racconti narrati da “immagini parlanti” realizzate nel corso degli anni e che ho scelto tra quelle che maggiormente sono state in grado di scatenare (in senso etimologico) fantasie, ambienti e personaggi tenuti prigionieri nei meandri della coscienza, pur inserendole in un modello di impaginazione che intende qui privilegiare il testo.

Un intreccio tra “apparenze” letterarie e grafiche, insomma, con la Fotografia a svettare per la sua capacità di traghettare l’immaginazione oltre i confini della Realtà, pur traendone origine.

Le immagini, dunque, mi hanno narrato storie, come spero ne raccontino ad ogni lettore: diverse e possibilmente migliori di queste.

Ma se il risultato non dovesse risultare gradito, avrò comunque la coscienza tranquilla di chi ha semplicemente svolto il ruolo dell’umile trascrittore…

Raffaele Corte (13 ottobre 2017)