» QUANDO VEDETE UNA NUVOLA SALIRE DA PONENTE

di Raffaele Corte [Pubblicato su "Tempi di Fraternità" del maggio 2004]

quando vedete una nuvola salire da ponente Questo articolo è stato pubblicato su "attenzione!Tempi di Fraternità" per aprire la strada ad una collaborazione tra la rivista (fondata da Elio Taretto nel 1971) e i/le giovani impegnati/e nel cammino di ricerca intrapreso dalle attenzione!Comunità Cristiane di Base italiane.
Naturalmente nomi e situazioni si riferiscono al 2004, ma il fulcro del discorso - la constatazione del progressivo aumento della voglia di "apparire" dei giovani disgiunta da quella di "partecipare" - è ancora tristemente attuale.

Buona lettura!

» TESTO INTEGRALE

Era il 1978, e circa il 99 % di giovani (compresa mia figlia) con le/i quali lavoro per necessità e/o per passione, non c'erano fisicamente, ma neanche mentalmente: gli attuali genitori avevano ben altro cui pensare!

Erano tempi simpatici, se non altro per il fatto che, nati già allora da qualche anno, avevamo ventisei anni meno di oggi.

Erano tempi terribili, quelli del terrorismo arrogante ancor prima che sanguinario, quelli di Moro, quelli del Grande Disordine (che però, secondo una delle nostre icone del tempo, "è magnifico").

Erano tempi importanti, che hanno dato segno alla nostra esistenza, che ci piaccia o meno.

In quell'anno e in quel periodo, si stavano designando Pertini e Wojtyla quali rispettivi capi di stato e, secondo me, di spirito.

Di Pertini, che ci ha lasciato anche fisicamente, ho la triste impressione che, nell'immaginario collettivo, specialmente giovanile, sia rimasto troppo poco.

Il papa, malgrado le apparenze, sembra ben saldo nella realtà come nel vissuto popolare, compreso quello delle/i giovani.

Ma la notizia è che non sto parlando né di Pertini, né di Wojtyla: sto parlando di me stesso, o meglio di quel che ero quando, coetaneo o quasi di buona parte dei giovani che frequento per le ragioni di cui sopra, scrissi un articolo destinato ad una pubblicazione dell'AGESCI.

Mi è ricapitato tra le mani e la sua rilettura mi ha colpito un po' per nostalgia, un po' per tedio sottile.

La nostalgia mi è stata provocata dal ricordo dello strumento di scrittura: una Olivetti a carrello lungo anni '30. Un gioiello acquistato per quattro soldi e che funziona ancora, seppure messo a riposo.

Il tedio (sottolineo: sottile!) è nato invece dai temi trattati, dalle frasi e dai concetti tuttora irrisolti che sembrano perpetrarsi in una inquietudine che sembra non risolversi nel corso delle generazioni. È opportuno chiarire che queste parole nascono da un momento di astrazione, ben sapendo che certi percorsi sono propri di certe fasce d'età a prescindere dai periodi storici. Si pone il problema: perché il periodo storico (con tutto il suo contorno) cambia, ma gli atteggiamenti evolutivi restano sempre gli stessi?

Ardua è la risposta, e non certo in mia proprietà. Posso azzardare unicamente l'ipotesi che l'evoluzione umana, l'adattamento, non riesca a tenere il passo dei tempi che registrano di momento in momento tali cambiamenti da lasciare l'essere umano talmente frastornato da preferire una sana chiusura entro le sue discutibili, ma ferme, nicchie mentali.

Così mi viene da pensare che in tempi più "duri", riconoscere se stessi in qualcosa che non fosse lo specchio (attrezzo mendace, oltre tutto!) dovesse necessariamente implicare uno sforzo.

Immagino che quell'articolo fosse un modo per riconoscermi. perché un po' di me stesso (ed il mio nome) appariva sul supporto-rivista diffuso in migliaia di copie. Ma c'era da scrivere, e con la vecchia "Cartagine" si è trattato di un vero lavoro!

Scopro oggi la stessa inquietudine che specchi, Bolex-Paillard, Explorer o video-digitali non sono riusciti ad eliminare. È cambiato lo strumento per riconoscersi ed è molto più semplice, non costa né in tempo, né in denaro, né in fatica.

Chiamatelo Google, Altavista, Virgilio o Arianna, il motore di ricerca finalmente decreta della nostra esistenza. Digitare il proprio nome è come partecipare ad un gioco di ruolo; c'è attesa, brivido, emozione. E se tutto va bene, la conferma: IO ESISTO!

Così, da povero webmaster di sito giovanile, mi ritrovo a dover implorare per un "pezzo" o un commento da inserire, per poi scoprire che, giorno dopo giorno, le ragazze ed i ragazzi che frequentano le attività dedicate loro dalle CdB si vanno a "cercare" sui motori di ricerca unicamente per vedere sullo schermo il proprio nome (qualche volta anche la foto, in verità!).

Dare e avere o avere e dare, o concedere, prestare, reclutare, inventare, soffrire: tutto quello che nella sofferenza di uno sforzo ci è sottratto, al tempo stesso ci è regalato.

Dài, mefitico dinosauro, accetta il tuo "peter-panismo". perché ne vale veramente la pena!... Vortice. E...

È il risveglio da un incubo (o sogno) che arriva al termine di questa esternazione da vecchio bacchettone (ah, ventisei anni fa... !), e riavvolgo velocemente la mia "Sindrome da Peter Pan" cercando di mettere l'anima in pace con un brano ad hoc di buona lettura:

«Diceva ancora alle folle: quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite:Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo ? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?» (Luca 12, 54-57)

L'anima resta in subbuglio e si chiede: "Ma che, ce l'aveva con me... ?"

O con il lettore...?


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