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» FANTASMI IN CONDOMINIO

"Io l'ho conosciuto, ho avuto modo di toccare con mano i suoi modi di fare, il suo rapporto con le persone, la sua - mi si passi il termine - squisita perversione.
Un bastardo. Era un vero bastardo.
Un faccendiere freddo e crudele, raffinatamente perfido, abile, astuto e immorale quanto bastava per riuscire ad accrescere i già loschi affari ereditati dal padre, fino a creare un piccolo feudo in patria in barba a leggi che nessuno era in grado - o voleva - far rispettare per frenarne lo strapotere. Una sorta di enclave personale nella quale le leggi, l'economia e perfino le abitudini si erano modellate sul suo modo di pensare, di agire, di essere.
Non senza malumori, ma senza clamori. Non senza - anche - masochistici moti di ammirazione (se non devozione), ma senza esplosioni di entusiasmo. Un paese diviso in due, che nel bene o nel male sopportava: perché quella era la realtà. Ed era una realtà che in definitiva dava a tutti la possibilità di campare."…

 

IN QUESTA PAGINA: • Presentazione • Cosa pensano di "Fantasmi"

» PRESENTAZIONE

Copertina Dietwald e gli altri

È bene sapere che…
…siamo tutti un po’ fantasmi: volenti o nolenti, belli o brutti, ricchi o poveri, buoni o cattivi.

Si vive in un’epoca pervasa da amicizie virtuali che tolgono la maggior parte degli spazi a quelle reali, dove masse di sconosciuti conoscono tutto di noi (penso ai social network – ovviamente -, ma anche alle infinite “aree videosorvegliate”, alla tracciabilità dei telefoni cellulari, alla nostra identificabilità non per nome e cognome, ma per l’astruso codice definito “fiscale”…) mentre noi non conosciamo nemmeno il nome del nostro vicino di casa, quello in carne ed ossa.

Forse in senso liberatorio la nostra storia si sviluppa in un condominio popolato da fantasmi sociali, da gente incapace di emergere ed apparire, che si arrabatta nell’illusione di riuscire a condurre un’esistenza piena e vera.

Macchiette, pennellate di umanità dolente, niente affatto rassegnata ma priva degli strumenti elementari per reagire alle brutture della vita e a quelle provocate dall’unico fantasma ufficialmente riconosciuto della narrazione.

Almeno fino ad un certo punto, perché in ogni romanzo che si rispetti deve sempre saltar fuori l’Eroe. Che nel nostro caso è un Eroina, e a vedere bene neanche così eroica. Ma certamente pragmatica e decisa…

I personaggi di questo romanzo sono nati e cresciuti attorno alle paure di chi li ha creati: adolescenti che sono stati spinti al ragionamento e alla creazione nel corso di un Laboratorio Teatrale nato all’interno dell’Istituzione Educativa nella quale opero tuttora e che ho animato insieme alla collega Lucilla Focheschi.

Con ottimi risultati, considerando la qualità del prodotto che ne è scaturito: un’opera teatrale interamente concepita dai ragazzi e dalle ragazze (titolo originale “Viale D. Tadalnaso 666“) andata in scena nel 2009.

Il testo è talmente intrigante, irriverente, divertente (il primo capitolo del libro non tragga in inganno…) e a tratti profondo da avermi spinto a questa trasposizione in romanzo.

Naturalmente ho cercato di colmare le distanze tra narrazione teatrale e romanzata, di rendere più “adulto” ed appetibile il testo, di svilupparlo e approfondirlo, non riuscendo, in tante e tante occasioni, a liberarmi dalla mia naturale predisposizione per il racconto breve, ma sforzandomi di mantenere per quanto possibile la freschezza del lavoro originale, a cominciare dai dialoghi teatrali che ho cercato di conservare inalterati per quanto ho potuto e che ho voluto salvaguardare in un doveroso tributo alle ragazze e ai ragazzi che hanno inconsapevolmente contribuito alla realizzazione di questo lavoro.

Il tutto tentando di far pensare il lettore in mezzo alle sue risate, o di far ridere il lettore in mezzo ai suoi pensieri: non fa differenza. Purché non si annoi!…


DESCRIZIONE:

  • Genere: Fantasy
  • ISBN: 9788891096425
  • Edizione: 2
  • Pubblicazione: 2015
  • Formato: 15x23
  • Foliazione: 132
  • Copertina: morbida
  • Interno: bianconero

COME/DOVE ACQUISTARE:

FANTASMI IN CONDOMINIO
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» COSA PENSANO DI "FANTASMI"

il pensatore

Dopo il suo primo libro di foto-racconti “Dietwald e gli altri”, ancora una volta, l’Autore si rivela originale e spiazzante.
Questa volta, facendo riferimento, come già accaduto, alle sue esperienze di educatore, si cimenta in un’operazione niente affatto usuale: trasporre in romanzo un’opera teatrale (quando, come sappiamo, è molto più diffusa l’operazione opposta).
E lo fa utilizzando un testo prodotto insieme ad adolescenti con i quali ha lavorato e che ha organizzato in un Laboratorio teatrale (come ci spiega nella sua prefazione).
L’operazione è interessante, come interessante deve essere stata la genesi progressiva del lavoro teatrale. Sono evidenti, nel romanzo, i segni di una certa ingenuità giovanile, che malgrado il taglio “adulto” su cui l’Autore si è orientato emergono in più punti.
E proprio per questo, come detto, il lavoro si fa spiazzante: il primo capitolo sembra catapultarci in un ambiente misterioso, tenebrosamente occulto, sordido (ma attenzione, nel romanzo il mistero davvero non manca!) che si va poi via via stemperando raggiungendo momenti di vera e propria comicità. La comicità ingenua, spontanea e involontaria che solo le persone più semplici sono in gradi di offrire. E in effetti questi sono i fantasmi che popolano il condominio in questione. Come ci spiega lo stesso Autore, una “umanità dolente, niente affatto rassegnata, ma priva degli strumenti elementari per reagire alle brutture della vita e a quelle provocate dall’unico fantasma ufficialmente riconosciuto della narrazione”, ma io aggiungerei anche che questa umanità è tanto simile ad ognuno di noi e che il lettore può riconoscere nei vari personaggi i propri tic, le proprie pulsioni, qualche momento passato di vita, la frustrazione delle proprie aspirazioni.
Seguendo la naturale inclinazione per il fantastico, il paradossale ed il “nonsense”, l’Autore immerge i suoi personaggi in un luogo immaginario geograficamente non identificabile, in un tempo che solo in virtù di pochi segnali possiamo identificare come “moderno” (la lavastoviglie desiderata da Tesoro o il fatale aereo di Tadalnaso) e nella completa assenza di computer e cellulari (che non vengono mai neppure menzionati), eppure appaiono per certi versi più liberi e più veri di quanto noi tutti non riusciamo ad essere.
Ha ben ragione l’Autore nell’affermare che il libro tenta di far pensare il lettore in mezzo alle sue risate o di farlo ridere in mezzo ai suoi pensieri, perché dietro tutta la leggerezza espressa anche dal sottotitolo, c’è davvero più di un motivo per riflettere su ciò che siamo.
Per concludere voglio rassicurare Raffaele circa la preoccupazione espressa, ancora, nella sua introduzione: stai tranquillo, il tuo romanzo (come è ovvio) potrà piacere o non piacere, ma certamente non potrà annoiare!

Carla Di Russo

Mi sono avvicinata al libro colpita dalla biografia dell'autore. Anche io sono un'educatrice e mi interessava il tipo di approccio alla scrittura dal punto di vista di questa splendida professione che è l'educare in senso lato e generale. Ho trovato l'anteprima molto intrigante, geniale il narratore che si intromette nella storia per chiarire le cose col lettore, lo fa sentire parte interna del romanzo, è una dinamica quasi interattiva che mi ha colpito. 5 stelle!"

Letizia Sebastiani

Ottimo lavoro questo, di Raffaele Corte, che ha raccolto e rielaborato il frutto dell'esperienza di un laboratorio teatrale con un gruppo di ragazzi, trasformandolo, appunto, in questo testo narrativo. Operazione, a mio avviso, riuscita con merito e successo. Senza scendere nei meandri della storia narrata, vorrei solo, almeno, qui, evidenziare la bella sorpresa di averla trovata scritta in modo fluente, essenziale e ben articolata. Congratulazioni vivissime all'autore, quindi, anche perché questa operazione letteraria valorizza, ancora di più, quanto fatto dai suoi ragazzi.

Mariano Lo Proto

Fantasmi in condominio sapevo già in partenza che sarebbe stata una piacevole lettura. Raffaele, originale fantasista della scrittura, nei suoi romanzi traspare la sua personalità dalle idee complesse e geniali. La sua originalità nello scrivere sta nel fatto che, come Virgilio accompagna Dante nella Divina Commedia, lui guida il lettore introducendolo nei suoi scritti spiegando ciò che andrà a leggere, mettendolo in guardia da eventuali colpi di scena creando la suspense; questo è un metodo singolare di scrivere, possiamo definirlo ermetismo facilitato. Ritornando al suo ultimo lavoro Fantasmi in condominio il titolo rispecchia il libro: singolare giochi di parole che rendono il romanzo insolito. L'autore attrae il lettore con il suo racconto coinvolgente accattivante offrendo un mondo di variegate emozioni. Raffaele Corte dopo questo lavoro merita lapprezzamento dei lettori, i suoi scritti nascono dalla sua cultura, dal suo vivere quotidiano, dal cuore.

Giovanni Zumpano

Il legame tra scrittore (narratore) e lettore è più stretto che mai grazie a coinvolgimenti espliciti, complicità richieste senza giri di parole, capacità affabulatoria, buon ritmo e scrittura vivacissima quanto curata. Nulla è lasciato al caso. Il "bastardo Taldalnaso" entra immediatamente nel nostro immaginario e da personaggio si fa persona più che mai viva e concreta. L'ambientazione esotica dà un'ulteriore spinta alla attrattiva delle pagine. Un libro scritto bene e che si fa leggere mantenendo il piacere che promette.

Nadia Bertolani

Inès e el Diablo Blanco si incontrano e inizia tra loro una schermaglia fatta di ammiccamenti e doppisensi; una partita intrigante, affascinante, ambigua e misteriosa dagli esiti incerti. Chi vincerà - se qualcuno vincerà -? Lo scopriremo solo leggendo.

Marilù Dominici

Gradevole e ben narrato.

Antonello Pellegrino

IPSE DIXIT:

Cosa spinge a viaggiare nella scrittura?
Forse la sensazione di incompiuto che è in ognuno di noi, la consapevolezza di non aver saputo esprimere appieno il profondo dell’animo, la coscienza di possedere un bagaglio inespresso nel corso degli anni e che è il momento di aprire.
La scrittura è forse la chiave di accesso a quella specie di “valigia dell’attore” (siamo tutti attori sul palcoscenico della Vita…) che contiene indumenti ormai fuori moda da rinnovare o – più probabilmente – gettare nei cassonetti gialli, per acquistarne di nuovi.
Con la scrittura si cerca di dar vita a personaggi nascosti, possibilmente migliori (o solo più interessanti) di quelli reali.
Con la scrittura si cerca di raccontare avventure nascondendo a noi stessi che l’unica vera avventura, in fondo, è proprio quella di scrivere…

Raffaele Corte